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Incontro con l’on. Morelli

SIAE Milano, 8 marzo 2019. Da qualche tempo è apparsa la notizia di una proposta di legge, ad opera della Lega , che mira ad introdurre una quota minima obbligatoria di repertorio musicale italiano che le emittenti radiofoniche nazionali e private sono tenute a trasmettere nella misura di almeno un terzo dell’intera programmazione giornaliera , di cui il 10% deve riservarsi alle produzioni degli artisti emergenti. Tale proposta è stata ovviamente accolta con favore dal mondo autorale e in particolare dalla Siae che attraverso il Presidente Giulio Mogol ha espresso con dichiarazioni pubbliche il naturale apprezzamento che si deve ad ogni azione atta a sviluppare il “Made in Italy” musicale, come da sempre fanno in Francia e in altri paesi.

L’8 marzo us. dunque la Siae ha organizzato un incontro con il promotore della proposta on. Alessandro Morelli, Presidente della Commissione Trasporti , Poste e Telecomunicazioni della Camera per discutere e commentare le disposizioni previste in materia di programmazione radiofonica; a tale incontro, che si è svolto a Milano, ma in videoconferenza anche con Roma e Bologna, sono stati invitati tutti i più importanti  operatori della filiera musicale italiana, dalle associazioni sindacali degli autori (fra cui ovviamente lo Snac e la Federazione Autori), degli editori, ai responsabili delle maggiori emittenti radiofoniche , oltre che dell’Afi e di Nuova Imaie.

L’on. Morelli nella sua introduzione ha tenuto a precisare che la “ratio” della proposta sta nel difendere la cultura del Paese, e quindi la musica, che è parte fondamentale della nostra cultura. Oltre ai grandi artisti esiste un mondo di lavoratori di supporto e/o di artisti meno fortunati che comunque vivono di questa attività, e in quanto tale, è un mondo che rappresenta un interesse nazionale. Di conseguenza si dichiara pronto ad ascoltare suggerimenti e integrazioni utili a migliorare la proposta dal punto di vista normativo.

Fra i primi, e forse più rilevanti interventi, segnalo quello di Franco Micalizzi, fondatore e attuale Presidente Snac, che ha espresso innanzi tutto apprezzamento per un provvedimento che, sia pure con grave ritardo, viene concepito, e finalmente, in difesa degli autori italiani; purtroppo tuttavia tende a normare una situazione già esistente in quanto di fatto già oggi viene trasmesso per radio almeno il 30% di repertorio musicale italiano. Ma se è vero che si vuole realmente difendere il patrimonio culturale musicale del Paese, è assolutamente necessario e doveroso che il Governo recepisca la Direttiva UE sul Copyright approvata dal Parlamento Europeo il 12-9-2018 e che ora i singoli Stati sono chiamati a decidere se adottarla o meno. In quella sede invece i rappresentanti del Governo italiano, diversamente dalla grande maggioranza degli altri Paesi, si sono dichiarati contrari all’accoglimento di quella Direttiva, risultando pertanto complici dei grandi operatori del Web che si sono e continuano ad arricchirsi alle spalle degli autori attraverso l’uso pressoché gratuito, sulle loro piattaforme web, dei contenuti creativi degli aventi diritto. Questo comportamento è obiettivamente riprovevole e totalmente in contraddizione con quanto si viene oggi a proporre. Se si vuole essere coerenti col proposito di voler difendere il patrimonio culturale musicale italiano, se lo si vuole configurare di interesse nazionale, allora si deve assolutamente recepire anche in Italia la Direttiva UE.

Questo concetto, enunciato efficacemente da Micalizzi col consueto vigore, è stato peraltro largamente condiviso da tutti i presenti come condizione indifferibile per risarcire il nostro settore in sofferenza da tempo e per provare a risvegliarne le sopite energie in funzione di una ripresa economica e artistica dell’intero sistema.

Per quanto riguarda gli altri interventi, si devono segnalare le molte perplessità avanzate circa la reale efficacia della misura in questione, e ciò sia per i cattivi risultati conseguiti in Francia dove l’obbligo del 40% di musica francese è in vigore dagli anni 80, sia per la sperequazione che ne deriverebbe rispetto all’utilizzo su piattaforma web (vedi youtube) che resterebbe invece libera da quote obbligate. D’altro canto, se si considera che la concorrenza oggi esiste fra emittenza radiofonica e Internet in generale, allora ben si comprende che non si possono creare limiti alle radio a favore del web, mentre le quote rendono difficile la programmazione che invece non può prescindere dai palinsesti editoriali e dagli interessi degli utenti.

Segnalo inoltre l’intervento di Mario Lavezzi, Segretario della Federazione Autori, che ha denunciato la mancanza a tutt'oggi di un riconoscimento della figura giuridica dell’autore, che resta una figura sospesa e priva anche della possibilità di una pensione futura, idea che neanche la Siae può realizzare dato che non può esercitare attività previdenziale.

Alla luce delle considerazioni su esposte l’on. Morelli ringrazia e assicura che sulla questione del recepimento della Direttiva UE si adopererà per sensibilizzare il Governo. Comunque auspica che la sua proposta non venga considerata come un’iniziativa della Lega, ma che rappresenti un sasso gettato nello stagno con lo scopo di suscitare un risveglio generale (direi soprattutto dei politici) e si cominci a parlare tutti insieme di queste problematiche per valorizzare l’intero sistema.

Quanto sopra per documentare l’incontro con il promotore della proposta di legge. Al di là di un generico apprezzamento dell’iniziativa della Lega che comunque interviene nel nostro settore dopo anni di indifferenza della politica, bisogna dire ottimisticamente che può rappresentare un inizio di dialogo che potrà perfezionarsi soprattutto se verrà recepita la Direttiva comunitaria, l’unica che potrà favorire lo sviluppo dei contenuti nell’era digitale nel rispetto del diritto d’autore, l’unica in grado di rafforzare gli autori, le imprese e lavoratori europei nei confronti dei giganti del web d’oltreoceano e aumentare le garanzie degli utenti finali nei confronti di entrambi. E’ ora che le grandi piattaforme che dominano il mercato dei contenuti online a spese dei creatori smettano di sfruttare gli autori e rispettino le regole del diritto d’autore.

Questo concetto, limpido ed evidente anche a un bambino neanche tanto sveglio, sembra tuttavia, almeno finora, sfuggire alla comprensione dei nostri attuali Governanti: appaiono anzi come incapaci di intendere (nel senso di non capire la complessità e la gravità  dei nostri problemi) o di volere (nel senso di non voler comprendere le nostre ragioni per convenienze politiche..). Mi auguro vivamente di sbagliarmi. Incrociamo le dita!!

F.M.C.